|
|
Uno scultore tedesco
in Italia: questo libro non cerca di tracciare un profilo critico dellartista Rainer
Kriester, ma piuttosto, partendo da un bilancio della sue esperienza italiana, quindici
anni trascorsi tra Berlino e la Liguria, e da una ricostruzione del suo itinerario, fa
emergere con frequenti flashback sui ricordi di vita in Germania, la fuga
dallEst, gli studi, i riferimenti culturali, i progetti, i sogni, il lavoro di
scultore e il conflittuale rapporto con il mercato dellarte il ritratto di un
uomo e di un artista che tra paure, momenti di sconforto, incertezze, inquietudini e
contraddizioni, sa profondamente vivere e soffrire i conflitti del nostro tempo. Io
sono quello che faccio, con queste parole Kriester descrive perfettamente il suo
modo di essere e di lavorare. Eppure, questo suo vivere monolitico non lo isola dal mondo,
non lo difende, non lo protegge, ma lo rende ancor pił permeabile rispetto ai problemi
delluomo, ai suoi tormenti, al significato dellesistenza, al male di vivere
nel mondo di oggi. La sua opera rispecchia, con una luciditą che a noi italiani suona
quasi crudele, la sofferenza prodotta dalla mancanza di libertą, dai condizionamenti, dai
legami che paralizzano. Ma seguendo levoluzione delle sue sculture si nota quanto la
sua fame di semplicitą abbia a poco a poco preso il sopravvento, raggiungendo
lessenzialitą quasi primordiale che contraddistingue le opere pił recenti. Queste
conversazioni sono il frutto di venticinque ani di amicizia tra lo scultore tedesco e una
traduttrice e studiosa darte italiana e sono precedute da unintroduzione de
critico Mario De Micheli, anchegli amico dellartista. |