LE MANI
ELENA BONO

titolo LA TESTA DEL PROFETA
dettagli 2002, pp. 128, ft. 14 x 21, E 10,00
ISBN 88-8012-207-X
È questo un mondo dove anche le passioni devono, in un certo senso, strumentarsi politicamente se vogliono realizzare il loro scopo; ossia giocarsi come logiche, attente pedine sulla generale scacchiera degli interessi “particulari”: troppo tardi si piega al gioco la violenta Erodiade, ma assai per tempo mostra di saper condurre le sue partite la conformista, sommessa, scivolante Salomè, la “scolaretta” che darà scacco alla stesa maestria politica di Cusa nonché al perenne alibi morale e alla carnale nausea di Erode. Di contro al mondo della politica sta solo e assurdo il profeta, l’uomo che, armato unicamente della parola di Dio, vuol modificare la realtà, capovolgerne i valori. Machiavelli ha ben motivo di dire che i profeti disarmati in genere (e il Savonarola, nella fattispecie) rovinano; e questo porebbe definirsi un dramma machiavellico nella misura in cui esemplifica come, per poco che si turbi il precario equilibrio risultante dall’urto di opposti interessi, la testa del profeta cade. Ma il dramma è bifronte: ha un piano effettuale e un piano trascendente – intravisto solo da Abba Dima, il puro folle – dove il martirio è necessario, d’una superiore e salvifica necessità, e vittoriosa è la sconfitta. E Daniele è colui che davanti alla terribile coincidenza della ragione del Divino con la ragione dell’effettuale, vive in un attimo con lucida angoscia quella che sarà la lunga notte del cristiano, l’agonia fino alla fine del mondo di cui parla Pascal.

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