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È questo un mondo
dove anche le passioni devono, in un certo senso, strumentarsi politicamente se vogliono
realizzare il loro scopo; ossia giocarsi come logiche, attente pedine sulla generale
scacchiera degli interessi particulari: troppo tardi si piega al gioco la
violenta Erodiade, ma assai per tempo mostra di saper condurre le sue partite la
conformista, sommessa, scivolante Salomè, la scolaretta che darà scacco alla
stesa maestria politica di Cusa nonché al perenne alibi morale e alla carnale nausea di
Erode. Di contro al mondo della politica sta solo e assurdo il profeta, luomo che,
armato unicamente della parola di Dio, vuol modificare la realtà, capovolgerne i valori.
Machiavelli ha ben motivo di dire che i profeti disarmati in genere (e il Savonarola,
nella fattispecie) rovinano; e questo porebbe definirsi un dramma machiavellico nella
misura in cui esemplifica come, per poco che si turbi il precario equilibrio risultante
dallurto di opposti interessi, la testa del profeta cade. Ma il dramma è bifronte:
ha un piano effettuale e un piano trascendente intravisto solo da Abba Dima, il
puro folle dove il martirio è necessario, duna superiore e salvifica
necessità, e vittoriosa è la sconfitta. E Daniele è colui che davanti alla terribile
coincidenza della ragione del Divino con la ragione delleffettuale, vive in un
attimo con lucida angoscia quella che sarà la lunga notte del cristiano, lagonia
fino alla fine del mondo di cui parla Pascal. |