LE MANI
ELENA BONO

titolo L’OMBRA DI LEPANTO
dettagli 1996, pp. 48, ft. 14 x 21, E 6,20
ISBN 88-8012-039-5
Nell’umbratile, tormentata figura di Gian Andrea, pronipote e delfino del gran vecchio Andrea Doria, si vanno spegnendo i fulgori della Casata e della stessa Repubblica di Genova. Rimasto a soli otto anni orfano del padre (lo spregioso e fascinoso Giannetto ucciso nell’insurrezione di Gian Luigi Fieschi, perito a sua volta nella medesima tragica notte) Gian Andrea è colui che, ricevuta un’invisibile ferita mortale, mai rimarginata, patisce un lento, inarrestabile dissanguamento. Che non solo gli toglie le energie e la voglia di vivere e agire, ma ogni fiducia negli altri e ein se stesso, il gusto del potere, e lo fa scivolare in un’apatia, in un deserto che un po’ per volta viene invaso da fantasmi enigmatici, indecifrabili. Pur dotato di virtù militari e politiche egli appare – come lui stesso si definisce – “né vinto né vincente”. Autolesionista per troppa introspezione corrosiva, come si alienò con l’asprezza del carattere le simpatie dei contemporanei, non si conciliò neppure il favore degli storici. Succube, in realtà, della Spagna, servì, in definiva, da comodo schermo e capro espiatorio per gli errori e le deficienze di quei potenti (Filippo II, Medina Celi e simili) guadagnandosi fama di ambiguità e peggio vuoi nel disastro della flotta cristiana a Gerba vuoi nella stessa trionfale giornata di Lepanto, per cui addirittura si parò di viltà e fellonia, laddove – ad un sereno ponderato esame, il suo defilarsi dalle prime linee può essere giudicato come la causale determinante della vittoria cristiana.

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