LE MANI
FILM
titolo SENTIERI SELVAGGI DI JOHN FORD
Un arazzo navajo
autore Jean-Louis Leutrat
dettagli 1995, pp. 96, 20 ill. b/n, E 9,30
ISBN 88-8012-022-0
1956 - Negli Stati Uniti il cinema sta per cedere il passo alla televisione. Il mondo di Hollywood è ancora sotto shock per la Caccia alle streghe. L’esperienza di produzione indipendente sostenuta da Ford con la Argosy Pictures si è appena conclusa. Sentieri selvaggi risente ampiamente di questo clima di crisi e di tensione ma il genio del suo autore ha saputo superare il disagio di quel momento e farne una delle grandi opere classiche che hanno influenzato la successiva produzione cinematografica. Una delle caratteristiche del cinema contemporaneo, il falso raccordo, è presente nel film non solo come ricorso stilistico, ma come tema, o, più precisamente, come luogo delle lacerazioni, mai completamente sanate, che costituiscono la storia americana: qualcosa di simile alla lazy line dei tessitori indiani, che non separa mai due colori o disegni, ma che passa all'interno di essi come una cicatrice. Nel realizzare il suo film più difficile e controverso, John Ford volle così rendere omaggio alla tecnica e alla cultura degli artigiani navajo. Ne scaturì un'opera di eccezionale vigore, che racchiude in sé, come ebbe a scrivere Jean-Luc Godard, “tutto il mistero e tutto il fascino del cinema americano”.

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