LE MANI
Registi
titolo BILLY WILDER
autore Leonardo Gandini
dettagli 1999, 20001, pp. 158, 24 ill. b/n, E 11,36
ISBN 88-8012-117-0
Per critici e colleghi, Billy Wilder è stato spesso considerato un regista cinico. In realtà, il suo cosiddetto «cinismo» altro non era che un modo diretto di guardare alle cose, senza cercare di renderle più gradevoli di quelle che sono. Peccato mortale per un cinema, quello hollywoodiano, naturalmente incline a smussare gli spigoli della realtà, a depurarla dei suoi aspetti meno edificanti. Da qui il tentativo di ridimensionare la vena realistica che attraversa il cinema del regista, spacciandola per eccesso, quando non per difetto, tipico di un cineasta «impietoso», addirittura «crudele». Emigrato due volte per causa di forza maggiore – dalla Galizia a Vienna in seguito allo scoppio della prima guerra mondiale, da Berlino a Hollywood dopo l’avvento del nazismo – Wilder mette a sua volta in scena vite difficili, sovente contrassegnate da viaggi forzati, itinerari obbligati, che finiscono per plasmare i suoi personaggi, caratterizzati per lo più da un atteggiamento concreto e disincantato nei confronti della vita. Tuttavia, all’itinerario fisico se ne aggiunge quasi sempre uno interiore, che porta i suoi protagonisti a compiere scelte etiche profonde, capaci di restituire loro dignità e spessore umano. Quello di Wilder è dunque un cinema morale, che nondimeno è riuscito, in qualche modo, a convivere con la logica dell’universo hollywoodiano. Nel corso di una carriera lunga quarant’anni, il regista austriaco firmerà infatti opere che sono diventate altrettante pietre miliari della commedia (A qualcuno piace caldo), del melodramma (Viale del tramonto), del thriller (La fiamma del peccato), dirigendo magistralmente alcune delle più grandi star americane, da Marlene Dietrich a Marilyn Monroe, da Humphrey Bogart a James Cagney, da Barbara Stanwyck a Kim Novak, da Ray Milland a Jack Lemmon.

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