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François Truffaut
aveva dichiarato di considerare lamico Eric Rohmer come il cineasta più originale
degli ultimi trentanni di storia del cinema, qualcuno che continuava a realizzare
sempre lo stesso film. E in effetti il cinema di Eric Rohmer (più esattamente quello dei Racconti
morali, delle Commedie e proverbi e dei Racconti delle quattro stagioni),
nella sua organizzazione seriale e articolata per trattati fisiologico-morali, ci presenta
la ripetizione di un unico movimento: quello attrattivo e repulsivo tra i due poli
sessuali. Una sorta di Comédie humaine degli affetti e delle passioni (Balzac è sempre
stato tra gli scrittori più amati dal regista) che non conosce il delitto e non lascia
nessun segno visibile sul corpo. Senza dubbio il conflitto è dobbligo, ma vengono
evitati i confronti crudi e violenti a vantaggio di quelli morbidi e incerti: da Il
ginocchio di Claire a Le notti della luna piena, da Il raggio verde
a Incontri a Parigi il mondo rohmeriano, come scrive Pascal Bonitzer, non si
divide tra un è e un non è, ma tra un è e un può darsi. |