LE MANI
Registi
titolo ALAIN RESNAIS
e la persistenza della memoria
autore Sergio Arecco
dettagli 1997, pp. 184, 16 ill. b/n, E 11,36
ISBN 88-8012-059-X
«Hi-ro-shi-ma... Hiroshima... è il tuo nome». «È il mio nome. E il tuo nome è Nevers, Nevers-en-France». Forse, proprio nel dialogo cifrato dei due protagonisti di Hiroshima mon amour, in questo gioco di pronuncia franco-inglese (Mai-(più)-in Francia), si trova non solo la segreta chiave di lettura del finale del primo lungometraggio del regista francese, ma anche la peculiarità stilistica di tutta la sua opera cinematografica. In effetti, Alain Resnais, da sempre condiscendente con i suoi illustri sceneggiatori, ha spesso dichiarato di preferire il lavoro sulle forme rispetto a quello sui contenuti, come se questi ultimi gli fossero in fondo indifferenti. Eppure sarebbe impossibile identificare il cinema del regista francese, ancora attivissimo nonostante i suoi settantacinque anni, con il puro gioco illusionistico. Chi ha girato opere come Notte e nebbia o La guerra è finita o Providence non potrebbe mai sconfessare la presenza, nel proprio lavoro, di una tensione civile e di un interesse storico profondi. Ma è anche vero che Alain Resnais è l’autore del celeberrimo L’anno scorso a Marienbad e Mon oncle d’Amérique, di La vita è un romanzo, Melò e Smoking/No Smoking, tutti orchestrati, seppure secondo tempi e timbri diversi, sul versante dell’intellettualismo e dello sperimentalismo linguistico. Qual è dunque il vero Resnais? Alain Resnais o la persistenza della memoria, nella sua completezza, si propone di chiarirlo: nessuno dei due, naturalmente. Nell’arco di quarant’anni, dai tempi della Nouvelle Vague a oggi, il cinema di Alain Resnais continua ad affascinare o intrigare proprio per lo straordinario, personalissimo impasto di motivazioni etiche (di testimonianza storica e civile) ed estetiche, assolutamente inseparabili le une dalle altre.

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