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Grande costruttore
di inganni, narratore di storie che nascondono fino allultimo il segreto della loro
corretta comprensione, Brian De Palma ha saputo, nel corso di quasi quarantanni di
attività, coniugare gusto classico per la manipolazione dello spettatore, uso straniante
e modernista della tecnica, piacere dello svelamento della manipolazione stessa in termini
di menzogna. Meno genericamente postmoderni di quanto possano apparire a prima vista, film
come Vestito per uccidere, Omicidio a luci rosse, Doppia
personalità, Mission: Impossible, Carlitos Way, Femme
fatale, mettono in scena esseri umani vittime di macchinazioni, soggetti facilmente
manipolabili, in preda a nevrosi, fobie, paranoie derivate dalla cultura degli anni
sessanta: sindrome da complotto, ripetizione farsesca della Storia, vita come esperienza
inautentica. Anche il rapporto con la tradizione cinematografica e con Hitchcock in
particolare può essere pensato in modo fecondamente contraddittorio. Così facendo
potranno emergere, accanto a pratiche di omaggio rispettoso, anche dinamiche manieriste di
sottile cattiveria critica, parodia ed effetto di «falso dautore» nei confronti
del Maestro. E De Palma stesso dovrà sembrare meno un pacifico imitatore e più un autore
continuamente interessato a gareggiare con il modello, alla ricerca di possibilità
combinatorie sempre nuove, capaci di esibire i segni di una personalissima originalità
derivata. |