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Se è vero che ogni artista
importante pensa nella sua carriera una sola cosa, Michael Cimino sempre ha avuto al
centro dei suoi pensieri e delle sue opere lAmerica. Negli anni in cui Hollywood
rinasceva ad una nuova giovinezza creativa ed economica, i suoi film non hanno mai
distolto lattenzione dai temi cruciali da cui la sua generazione era ossessionata:
la guerra del Vietnam, il rapporto tra luomo e la società, lintegrazione
culturale ed economica delle minoranze, la demistificazione dellideologia
consumistica in corsa verso legemonia. Impostosi già al secondo film, Il
cacciatore, come uno dei grandi registi americani della sua generazione a cui tutto
era concesso, con il successivo I Cancelli del cielo, viene relegato ai margini
del sistema cinematografico holllywoodiano. Ma nonostante i numerosi anatemi e le
difficoltà produttive che dopo quel film ne avrebbero flagellato lopera, mai a
Cimino si è potuta imputare la ristrettezza di vedute o laccomodante rifugio in
edificanti manufatti per il compiacimento del committente. Potenti ed al tempo stesso
intrisi di una commovente fragilità i suoi film riflettono la costante adesione alla
tradizione umanistica della cultura americana, democratica e civile. Oggi che uno sguardo
critico dallinterno dellAmerica sembra in via di estinzione, soprattutto a
causa del declino inesorabile della tradizionale forza del cinema indipendente, sempre
più urge il recupero delle ragioni e delle problematiche di una generazione e di un
regista come Cimino malati di libertà. |