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Personaggio scomodo,
selvaggio, intransigente, dal carattere impossibile e ben deciso a rendersi impopolare:
ecco limmagine di Maurice Pialat diffusa dai mass media. In realtà, oltre
allaneddotica superficiale, lautore è ormai da tempo consacrato come uno dei
più autorevoli esponenti del cinema francese contemporaneo, un regista che ha firmato
capolavori quali Lamante giovane, Loulou, Ai nostri amori,
Sotto il sole di Satana (Palma doro a Cannes nel 1987), Van Gogh,
lavorando con attori del calibro di Gérard Depardieu, Sandrine Bonnaire, Isabelle
Huppert, Sophie Marceau. Dai suoi film emerge unimmagine cruda, non riconciliata,
della Francia profonda, scenario cupo e lacerato dalla solitudine e dallo sfaldamento
delle relazioni umane. Autore inquieto, sempre insoddisfatto, estraneo a scuole e
correnti, Pialat trasforma ogni volta la realizzazione di un film in unautentica
verifica personale e di vita, in cui il momento delle riprese (e il lavoro sul corpo degli
attori) diventa unesperienza decisiva. Nello sguardo mai complice che getta sui suoi
personaggi cè uno sconsolato disincanto, ma allo stesso tempo la rabbia, il rifiuto
di lasciarsi soffocare dalla tristezza, di rassegnarsi alla catastrofe. Il cinema del
regista francese si nutre di questa tensione morale, di questa lotta, della ricerca
inesausta, e pur sempre delusa, di una via di scampo, di un varco di salvezza che,
sottraendo luomo alla solitudine e al vuoto interiore, possa ridare significato alla
sua esistenza. |