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DAVID LYNCH. Il cinema del sentire

Daniele Dottorini
2004
pp. 178
ill. b/n
€15,00
ISBN 978-88-8012-271-5
Info su: Dottorini Daniele

Il cinema di David Lynch sconcerta lo spettatore. Di fronte alle immagini e ai suoni che scaturiscono dai film del geniale regista americano ci si trova sempre davanti ad un enigma impossibile da risolvere. Le immagini, i personaggi, i corpi, la materia stessa dei suoi film creano uno spaesamento e un'inquietudine che nascono da uno sguardo (e da un "sentire") profondamente pittorico, come quello del regista di Mulholland Drive. Lynch nasce infatti come pittore e in fondo (come si afferma in questo saggio) non ha mai smesso di essere tale. La volontà di Lynch di indagare le possibilità del cinema in tutte le sue forme nasce infatti dalla pittura e dai suoi problemi, dalle domande che il pittorico pone a chi guarda e che il cinema rilancia con forza. In questo senso, tutta l'attività di Lynch (dalla pittura al cinema, dalla fotografia al fumetto, dalla pubblicità al videoclip, dall'animazione a internet) può essere vista come parte di un'indagine complessa e stratificata la cui posta in gioco è la possibilità stessa del cinema di essere uno straordinario strumento di penetrazione della realtà, proprio là dove essa si fa più sfuggente e più enigmatica. Da questa premessa si sviluppa questo testo, che vuole essere un percorso non cronologico attraverso le forme lynchiane, i corpi, i soggetti, i mondi, le stanze e le strade, il tutto condotto in un dialogo costante con le forme pittoriche che appartengono all'arte di Cézanne e di Bacon, di Holbein e di Hopper, di Klee e di Duchamp, fino a scoprire il cinema come grande dispositivo, macchina del sentire.








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