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DANTE, di roccia, di neve, di combattimenti in montagnaDAVID LYNCH. Il cinema del sentire

DAVID CRONENBERG. La bellezza interiore

Michele Canosa (a cura)
1995, 2005
pp. 244
ill. b/n
€13,00
ISBN 978-88-8012-029-2
Info su: Canosa Michele

Dai primi esperimenti canadesi a A History of Violence, una cosa risulta oggi chiara: David Cronenberg è riconosciuto come uno dei più inventivi e coerenti registi del cinema contemporaneo.
Eppure la sua consacrazione si è accompagnata a immancabili malintesi, che a lungo hanno costretto il cineasta tra le definizioni di «artigiano dell’horror» e quella altrettanto riduttiva del «profeta della Nuova Carne». Da qui ha preso le mosse l’dea di questo volume. Un attraversamento di temi, figure, ossessioni del cinema di Cronenberg – lacerante, deflagrante, irriducibile all’ordine del visibile vigente. Questa “bellezza interiore”, con la sua accurata ricerca iconografica, pur seguendo una curva, cronologica, si dispiegava come la carta di un cielo insanguinato, o una tavola anatomica, o la riproduzione di un corpo segnato da ferite.
Dispieghiamo ora un altro settore della carta e l’aggiorniamo. Questo è il gesto di riproposta del libro. Troviamo altri luoghi, ma lo spazio è il medesimo, riconoscibile. (Quanto basta perché Cronenberg si confermi “autore”.) Le lamiere delle automobili incontano la carne: Crash (1996), da J.G. Ballard, dopo Godard, prima di Lady Diana. Un ragno bambino impaniato nella tela ma-terna (da P. McGraph): Spider (2002) non diventerà mai un supereoe. Piuttoso, dai fumetti (di J. Wagner e V. Loche), un eroe medio e barman, A History of Violence (2005), terribile, da ridere anche. “Existenz”, la sola che ci tocchi, diventa eXistenZ (1999), un videogioco, non proprio un remake di Videodrome (1982), ma un prosieguo, allo stato dei giorni – come questo libro.








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