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JANE CAMPIONJOHN BOORMAN. L'immagine smeraldo

JIM JARMUSCH. Il fascino della malinconia

Chiara Renda
2008
pp. 128
ill. b/n
€10,00
ISBN 978-88-8012-431-3
Info su: Renda Chiara

Cinema delle piccole cose: il tragitto di un taxi, la conversazione rubata a due persone in un bar davanti a caffé e sigarette, quelli che la maggior parte dei registi considera tempi morti sono la materia essenziale cui Jarmusch attinge per popolare il suo “sad and beautiful world”. Un mondo attento ai momenti “in between”, che si illumina della bellezza della desolazione attraverso uno sguardo personale, intellettuale e al tempo stesso emotivamente partecipato. Seguendo alla lettera il consiglio del maestro Nicholas Ray di «tenersi alla larga da Hollywood», in oltre vent’anni di carriera il cineasta di Akron d’adozione newyorkese ha mantenuto un’integrità artistica che gli ha permesso di rimanere uno dei pochi autori realmente indipendenti all’interno del panorama americano. Pur evolvendosi e rinnovandosi nel corso degli anni, Jarmusch, similmente a una delle sue creature, il samurai Ghost Dog, è infatti rimasto sempre fedele al suo codice etico, un codice di minimalismo stilistico e indipendenza produttiva. Cantore della marginalità metropolitana di New York e dello spaesamento degli sradicati di tutti i tempi, ibridato con la cultura alta e classica di Robert Frost e Walt Whitman, il cineasta punk (con un passato come tastierista nella band new wave Del Byzanteens), è autore di opere liminari, in bilico tra cultura rap e poesia ottocentesca, che riflettono il suo sguardo sbilenco sul mondo.


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