Home
Le presentazioni del mese

Filmcritica compie 60 anni

Il “compleanno” sarà l'occasione venerdì 5 Febbraio a Roma alla Casa del Cinema - Largo Marcello Mastroianni  ore 16, 30.
Incontro con la redazione sotto l'emblematico titolo “Che fare”cui parteciperanno critici, intellettuali, cineasti, attori. Sarà presentato il libro Senso come rischio, e proiettato in anteprima nazionale il nuovo film di Amos Gitai Carmel.

 

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Febbraio 2010 13:35 )
 
Senso come rischio. 60 anni di Filmcritica

Di Filmcritica, tutto si può dire meno che i suoi 60 anni non siano percorsi da una pluralità di storie, tali che qualcuno potrebbe ritenere perfino in contrasto tra loro: Rossellini e Hollywood, Bresson e Hitchcock, il grande cinema sovietico e il grande cinema americano, Pasolini e Orson Welles, de Oliveira e Clint Eastwood, Straub/Huillet e Godard, Raoul Ruiz e Gitai, oppure anche il cinema mainstream e quello sperimentale. Coppie di opposti che non sono opposti, alla prova della scrittura e della sensibilità filmica. Contro il cattivo cinema, il cinema pretenzioso, contenutistico, mero veicolo di ideologismi. Come dice Godard, il cinema non è un’arte né una tecnica, ma un mistero. E il mistero implica il rischio. “Forse – come concludeva Emilio Garroni in Estetica –, il senso è il rischio che non possiamo non correre, di cogliere la sensatezza, mentre la conquistiamo”. Senso come rischio, quindi.

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Febbraio 2010 13:48 )
Leggi tutto...
 
Il futuro è già passato
Il futuro è già passatoDall’ormai mitica e, innumerevoli volte, citata frase di Roy morente sui tetti della Los Angeles di Blade Runner, «Ho visto cose che voi umani non potete neanche immaginare», al «Benvenuto nel deserto del reale» scandito a chiare lettere da Morpheus ad un attonito Neo davanti ai poveri resti dell’intera civiltà umana in The Matrix, sono trascorsi circa una ventina d’anni. Venti anni in cui il cinema di fantascienza sembra aver fornito all’immaginario collettivo una serie molteplice di visioni del nostro ipotetico prossimo futuro, ma ad analizzare i cult movie, i blockbuster del genere sci-fi, le pellicole di maggior successo, si finisce col rendersi conto che la visione del futuro che prospettano è una sola, comune a tutti e presumibilmente condivisa dalla gran parte del pubblico planetario, che in questi film si è riconosciuta e le cui ricostruzioni ha ritenuto plausibili: la visione di un futuro che altro non è se non la degenerazione, su tutti i fronti, del presente.
Ultimo aggiornamento ( Giovedì 03 Dicembre 2009 15:51 )
Leggi tutto...
 
Quando il cinema dà i numeri. Dal mathematics movie all'ossessione numerologica
di Paolo Perrone

Nell’immaginario collettivo il matematico è una persona che riesce a rendere difficili anche le cose semplici. Un individuo solitario e stravagante, barricato dietro a formule che ricerca affannosamente magari per tutta una vita.
Il cinema, nel corso dei decenni, si è interessato alla figura dello studioso di numeri oscillando tra il vero (le cinebiografie di matematici realmente esistiti) e il falso (le vicende di personaggi creati dalla penna di abili sceneggiatori), portando ripetutamente sullo schermo bambini prodigio capaci di operazioni proibitive, perspicaci insegnanti, insigni accademici o semplici appassionati di calcoli. Un’ampia galleria di protagonisti in grado di condurre la settima arte nei territori rassicuranti della commedia sentimentale (L’amore ha due facce), lungo i versanti pericolosi del thriller (Oxford Murders - Teorema di un delitto), nell’anima ferita da un aspro conflitto generazionale (Will Hunting - Genio ribelle) e nel vortice paranoico di una mente deviata (A Beautiful Mind).
Ultimo aggiornamento ( Martedì 20 Ottobre 2009 18:28 )
Leggi tutto...
 
Mangiare con gli occhi. Stare a tavola nel cinema
di Liborio Termine

C’è un filo rosso che lega il cannibalismo in Greenaway a Il pranzo di Babette? Come mangia Charlot una scarpa? Perché Totò si riempie le tasche di spaghetti? E nel conflitto che Sordi apre con la Madre Americana perché vince la Madre Mediterranea? In quale modo Pasolini fa di Stracci la metafora della bulimia? È innocente l’assenza del rito del mangiare in Almodovar?
Quale teatro dei conflitti aprono, a tavola, Fellini e Buñuel, Visconti e Bergman? Il volume, che ha la leggerezza del “divertissement”, compie, attraverso questi e altri interrogativi, un viaggio all’interno di un tema che mostra quanto la drammaturgia del film e l’antropologia della rappresentazione sappiano farsi specchio anche impietoso del nostro modo di vivere i disagi personali nei ruoli sociali che interpretiamo.


VAI ALLA SCHEDA
Ultimo aggiornamento ( Martedì 20 Ottobre 2009 18:29 )
 
<< Inizio < Prec. 1 2 Succ. > Fine >>

Pagina 1 di 2

Credits to Templates By Compass Design - Credits to Tag cloud By Zaragozaonline - Credits to Virtuemart